Sì, tutto potrebbe iniziare così, qui, in questo modo, una maniera un po’ pesante e lenta, nel luogo neutro che appartiene a tutti e a nessuno, dove la gente s’incontra quasi senza vedersi, in cui la vita dell’edificio si ripercuote, lontana e regolare. Di quello che succede dietro le pesanti porte degli appartamenti, spesso se non sempre si avvertono solo quegli echi esplosi, quei brani, quei brandelli, quegli schizzi, quegli abbozzi, quegl’incidenti o accidenti che si svolgono in quelle che si chiamano le parti comuni, i piccoli rumori felpati che la passatoia di lana rossa attutisce, gli embrioni di vita comunitaria che sempre si fermano sul pianerottolo. Gli abitanti di uno stesso edificio vivono a pochi centimetri di distanza, separati da un semplice tramezzo, e condividono gli stessi spazi ripetuti di piano in piano, fanno gli stessi gesti nello stesso tempo, aprire il rubinetto, tirare la catena dello sciacquone, accendere la luce, preparare la tavola, qualche decina di esistenze simultanee che si ripetono da un piano all’altro, da un edificio all’altro, da una via all’altra. Si barricano nei loro millesimi – è così che si chiamano infatti – e vorrebbero tanto che non ne uscisse niente, ma per quanto poco ne lascino uscire, il cane al guinzaglio, il bambino che va a prendere il pane, l’espulso o il congedato, è sempre dalle scale ch’esce tutto. Tutto quello che passa infatti passa per le scale, tutto quello che arriva arriva dalle scale, lettere, partecipazioni, i mobili che gli uomini dei traslochi portano o portano via, il dottore chiamato d’urgenza, il viaggiatore che torna da un lungo viaggio. È per questo che le scale restano un luogo anonimo, freddo, quasi ostile. Nelle antiche case, c’erano ancora gradini di pietra, ringhiere di ferro battuto, qualche scultura, delle torciere, una panchina a volte per dar modo alle persone anziane di riposarsi fra un piano e l’altro. Negli edifici moderni, ci sono ascensori con le pareti coperte di graffiti che si vorrebbero osceni e scale dette “di sicurezza”, di cemento grezzo, sporche e sonore. In questo edificio, dove c’è un vecchio ascensore quasi perennemente guasto, le scale sono un luogo vetusto, di dubbia pulizia, che si degrada di piano in piano secondo le convenzioni della rispettabilità borghese: passatoia due volte spessa fino al terzo, spessore unico dal terzo in poi, per finire in niente agli ultimi due sotto i tetti.
Georges Perec, La vita istruzioni per l’uso, BUR, 2005
- C’è qualcuno che vive a pochi centimetri da te, fisicamente o nella vita, e che conosci quasi per niente?
- Cosa tieni dietro la tua porta?
- Cosa filtra fuori, anche se non vorresti?
- Esiste un posto nella tua vita che “appartiene a tutti e a nessuno”. E come ci stai?
- Fai gesti uguali a quelli di milioni di altre persone ogni giorno. Qual è il gesto in cui ti senti più te stesso?
- Quando ti sei barricato dentro qualcosa per non lasciar uscire niente?
- C’è qualcuno con cui hai condiviso gli stessi spazi per anni senza mai davvero incontrarti?
- Le scale di Perec degradano di piano in piano “secondo le convenzioni della rispettabilità borghese”. Nella tua storia, chi stava ai piani alti e chi ai piani bassi?
- Cos’è che “arriva sempre dalle scale” nella tua vita? Le cose importanti entrano da dove te le aspetti?
- Hai mai avuto la sensazione di vivere una “esistenza simultanea” con qualcuno, fare le stesse cose negli stessi anni, senza che le vostre strade si sfiorassero davvero?
- Se la tua vita fosse un edificio, a che piano abiti adesso?
Ognuno è libero di lasciarsi ispirare dal testo come vuole, del resto lo scopo dell’Orientamento Narrativo e proprio lo sviluppo personale e libero delle proprie potenzialità. Ho preso quindi pezzi di vari libri e per ciascuno ho elencato le domande che mi sono venute in mente. Le ho scritte così come mi sono venute e non le ho corrette per farle sembrare “pensate in maniera migliore” o più intelligenti o potenti.
Cosa è possibile farne? Nel privato ognuno le utilizzi come vuole: si faccia queste che propongo e decida se rispondere o meno; oppure si lasci trasportare e provi a immaginarne altre e lavori con quelle. Le può pure bollare come domande da poco e andare oltre. Se le utilizzate in corsi o altro potete farci le stesse cose oppure per praticità anche trasformarle in schede da distribuire alla classe, in tal caso vi chiedo di citate la fonte






